Cari concittadini,
questi giorni autunnali sono stati macchiati in tutta la penisola da incresciose manifestazioni di protesta di ragazzi debosciati privi di valori tanto cari alla mia generazione e talmente violenti da gettare nel panico gli onesti cittadini.
Qualche giorno fa, mentre uscivo da un ingresso secondario di Palazzo degli Elefanti per sfuggire alla questua dei creditori, mi ha fermato il proprietario del nostro caro bar di Piazza Università.
“Sindaco, cosa devo fare? A Roma i ragazzi se le sono date di santa ragione distruggendo sedie e tavolini dei bar di PIazza Navona. Io qui devo ancora finire di pagare le rate all’Emmezeta e non vorrei una degenerazione della protesta.”
“Caro amico, non deve preoccuparsi. L’età media dei comunisti nella nostra città è vicina a quelli dei nostri nonni, quindi al massimo potrebbero utilizzare i pannoloni come corpi contundenti; quanto ai facinorosi di centrodestra, i cari amici La Rosa e Zammataro mi hanno assicurato che nella nostra città alle spranghe preferiscono le sedute di depilazione nei centri estetici. Sono innocui e ingenui come una qualsiasi intervista di Marco Consoli, quindi piazzi pure i tavolini in piazza. E si ricordi di pagare il suolo pubblico, o almeno di farmi lo sconto sul cappuccino!”
Ho ripensato a questa discussione durante il ponte festivo appena trascorso. Ho cercato di ricordare le proteste della mia generazione, il nostro glorioso ‘68, i bei tempi in cui bucavamo le ruote alle Fiat 128 dei comunisti.
Anzi, vorrei condividere con voi, cari concittadini, una rivelazione clamorosa. Vi siete mai chiesti perchè alcuni fra i più importanti leader della destra siciliana hanno il pizzetto? La Russa, Musumeci, Fatuzzo...tutti con quella barba così mascolina. Quel pizzetto nasconde storie di lotte politiche, di complotti subiti dai cattivi comunisti nelle campagne catanesi. Dovete sapere infatti che nelle nostre parti le battaglie fra fascisti e comunisti non si combattevano con molotov e spranghe: troppo care per le tasche di noi giovani picchiatori, di destra così come di sinistra. A Catania e provincia le munizioni utilizzate per attaccare il nemico erano ….i fichi d’india. Tonnellate di fichi d’india venivano raccolte nella notte dai nostri militanti per essere poi scagliati con forza inaudita contro chiunque indossasse una kefiah. Purtroppo però nel corso di una drammatica notte di battaglia, un improvvido fuoco amico di fichi d’india colpì di sopresa in piena bocca il caro Ignazio, il non tanto caro Nello e altri commilitoni, provocando urla lancinanti e danni fisici per fortuna non gravi, ma che spinsero gli interessati a farsi crescere il pizzetto per coprire alcune spine impossibili da estrarre.
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